Una vita è fatta di periodi. Sette anni, dieci o venti. Di periodi come questi, in una esistenza non ce ne stanno tanti. Circa dieci periodi da sette anni. Sette da dieci. Tre e mezzo da venti. Restando sui venti, due li ho già consumati. Considerando il fatto che nel secondo non ho combinato granché, giocarmi tutto sul terzo, mi pare avventato.
Amore
Febbraio 12, 2007L’amore è il piacere del “percepito” e del “pensato”. Amare qualche cosa significa provare piacere, godere, essere soddisfatti del modo in cui si percepisce e ci si rappresenta l’oggetto d’amore. L’amore sta tutto in una gradita presentificazione cognitiva e sensibile di un oggetto d’amore. Va da sé che il disamore sta nella mancanza di piacere nel percepire e pensare ciò che è oggetto di attenzione. Si ama o si odia null’altro che ciò che si prova e ciò che si dice che sia quel che è.
APPELLO
Febbraio 12, 2007Il presente è il luogo dove il passato perde la sua forma e dove il futuro la trova. Senza la forma in diradare del passato e senza la forma in divenire del futuro, il presente si espande in un grande niente. Nel suo centro – dove passato e futuro si sfiorano appena senza vedersi – il presente si raggruma in una vertigine carica di materia. Io me ne sto, intontito, tra quel niente espanso e vuoto e quel grumo denso ed inquieto.
Pensiero
Gennaio 26, 2007Nasco e muoio ad ogni istante nel per-sempre dell’ovunque. Ma faccio di tutto per non crederci.
01/07
Gennaio 3, 2007“Perchè esisto?”, ti chiedi.
Per ballare intorno alla domanda
e inventare una bugia al giorno.
Magic moments and tachipirinas
Dicembre 31, 2006Sim sala bim: che stanotte a mezzanotte tutti i tappi restino incollati alla rispettiva bottiglia.
“Tu quoque?”, “No, i’m not”, said the egg.
Dicembre 16, 2006Fiat voluntas tua. Porsche voluntas mea.
Rotture
Dicembre 6, 2006Perde la sua funzionalità per usura, la macchina.
Ogni manufatto ad un certo punto si incrina in qualche sua parte vitale. Macchina-macchina, macchina-umano, umano-umano: la relazione si arena sulla perdita di funzionalità del meccanismo. Ogni meccanismo ha una sua durata. Dopo 10mila accensioni la lampadina si brucia. Dopo 6000 ore di ascolto, il lettore cd si rifiuta di suonare ancora. Dopo 340 ore di canzoni la corda di chitarra si spezza. Dopo 17mila chilometri i freni dell’auto non tengono più. Dopo 9mila lavaggi la lavatrice si rifiuta di centrifugare. Dopo 62 anni il cemento si sfarina. Dopo 58 anni i tuoi denti cadono uno ad uno. Dopo 12 lavaggi il tuo maglione si smaglia. Dopo 7 anni, il tuo matrimonio si frantuma definitivamente. Ecco, come vanno le cose. Dopo ics tempo, accade.
La distribuzione degli eventi di rottura, dipende quindi dalla data di avvio del meccanismo e dalla sua durata. In genere la distribuzione di questi sgraditi eventi è abbastanza ben distribuita. Salvo giornate o periodi di merda, in cui più di una cosa – e sembra tutto -, neanche a farlo apposta, si inceppa.
Fai conto allora che quell’apparentemente casuale e probabilistico raggruppamento di eventi, per qualche volta nel tranquillo decorso dei decenni, giochi a fare più brutti e indesiderati scherzi: in una certa zona, nello stesso momento, dieci, cento, mille elementi si rompono per usura. Dieci, cento, mille meccanismi si inceppano, grattano come un’auto improvvisamente senza ruote nell’asfalto ruvido fino ad una fine corsa da dinosauro crollato sul campo dell’ultimo dunque.
Fai conto che questo, accada una volta, poi due, poi tre e poi in zone sempre più vaste e casualmente sempre più spesso, a uno, dieci, cento, mille e diecimila individui.
Finchè un giorno – quel giorno -, tutti i meccanismi in movimento nel mondo, materiali ed immateriali, nella stessa manciata di istanti, trovano il loro limite. Un universo di cose in moto si blocca, si inceppa, si incaglia, si aggroviglia, si spacca, si arena. Tutto si ferma.
In una crescente ed assordante esplosione di silenzio, il mondo intero vacilla.
E cade.
Grooviera
Dicembre 6, 2006L’abilità principale dell’essere umano è integrare le informazioni mancanti con ipotesi capaci di saldare le lacune tra le informazioni disponibili. La sua abilità è quella di immaginare un continuum tra le conosciute cose del mondo, anche dove l’inconosciuto si è fatto largo. L’essere umano recupera unità strutturate e complesse di informazioni e le incastona tra i buchi. Connette in insiemi strutturati le informazioni desunte dall’esperienza e poi colonizza con quegli insiemi il mondo non conosciuto. Gli umani sono quindi artigiani delle discontinuità; restauratori di frammenti. Il mondo è il risultato della nostra costante opera di integrazione. E’ quella che si dice un’”arte”.
