Posto n. 1

Pubblicato in Uncategorized da a. il maggio 30, 2011

Ma cosa cambia, del mondo intorno, quando sono in compagnia di qualcuno? Cos’ha di diverso il mondo quando sono da solo? A rigor di logica, il mondo non cambia. Non cambiano le cose, gli oggetti, l’aria, il cielo, le piante e gli animali. Forse cambiano le persone. Forse è questo. Cambio io, questo è certo. Il mondo diventa più leggero, in compagnia: lo prendo a piccole dosi, inframmezzato dal nostro dialogare, dal nostro incedere, dal nostro giocoso rimandarci a vicenda l’esperienza contingente del mondo che ci si para davanti e intorno. Quasi meno indigesto, meno duro, meno d’impatto con il suo essere quello che è. La tua presenza mi evita di trovarmi il mondo davanti, solo; mi evita di doverlo affrontare di petto senza nessuo dietro che mi dia una mano. Posso quasi dimenticarlo, il mondo, se sono con te. Ho meno paura. Meno vergogna e meno imbarazzo. Siamo in due: il mondo è un particolare del contorno. “Sì, sto qui, ma in realtà sto con un altra persona”: e il mondo mi accade sullo sfondo; lo prendiamo in due, in due decidiamo che farcene, come farcene gioco, come lasciarcelo dietro. Lo pesiamo in due. Lo salutiamo in due. Tutto è leggero: decisioni, scelte, azzardi, piaceri, aria buona, sole, pace. E’ come il pane spezzato. Ci dividiamo il mondo.
Ma come può accadere? Come accade che ci si prenda gioco del mondo in questo modo? Come accade che si arrivi a dividere le colpe, le responsabilità, le attenzioni, le scelte difficili? Non è questo un brutto modo di prendere sul serio il mondo? Non è come nascondersi dietro all’altro che si nasconde dietro a me? E’ così dura stare al mondo, starsi al mondo? Stare in mezzo, in un mezzo che è solo mio, e non certo del mondo. E’ così dura essersi, essermi? Così imbarazzante esistere, insistere, assistere? E’ così imbarazzante esistere? Perché deve essere così imbarazzante essere quello che si è, dove si è?
Il mondo crudo. E io nudo. Nudamente solo. Non “insembrà”, mescolato, invisibile.

Ma il mondo è pure quello che si dice del mondo che sia, che possa essere, che debba essere. E del mondo dicono le persone, non le cose del mondo. Certo, anche gli animali dicono del mondo, ma lo segnano, lo abitano, lo tracciano. Le persone non lo segnano solo: lo organizzano. Le persone vincolano le cose del mondo e la organizzazione del mondo è segreta, non chiara, non necessariamente e apertamente visibile.
Quando io sto nel mondo, sto anche nel tuo mondo, nel loro mondo, nelle tue e loro organizzazioni di mondo, nel tuo e loro mondo vincolato.
E il mio modo di stare nel mondo è un modo di stare anche nel tuo mondo. Non è questo? Non è questo il problema? Le persone dietro al mondo che osservano il mio modo di stare al mondo e storcono il naso, si inquietano se il mio modo di stare passa sopra ai loro vincoli stesi sul mondo. Non è allora questa la mia paura?: quella di recare torto? Di attirarmi le ire, il disappunto, lo scherno degli altri? Il problema non sono gli occhi addosso? L’imbarazzo di chi non sa come muoversi e vorrebbe essere trasparente? Se un luogo fosse disabitato, il disagio sarebbe la voglia di qualcuno con cui chiacchierare, condividere il mondo crudo. Ma in un luogo umanamente denso, il disagio è altro e doppio: la solitudine e gli occhi addosso.

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