Archivio per Agosto, 2006

Tabs squilli di rivolta

Agosto 24, 2006

Hanno chiuso olga.net . Deve essere il segno dei tempi. Gli avvocati americani devono avere in odio il fingerpicking. Finirà che arresteranno Andrea Carpi e Stephan Grossman in quanto ideologi. In un domani non lontano faranno pagare la siae anche alle orecchie.

Update: pure amostab sembra essere scomparso nel nulla. L’è dura.

Paese che vai

Agosto 23, 2006

Nel paese di Falcazia, la gente salta due passi su tre e quelli che avanza li mette in banca per la vecchiaia.

Gelato

Agosto 22, 2006

C’è un paciugo (o in alternativa una coppa del nonno) già pagati, al bar dal rosso, per il/la primo/a che mi posta un commento su questo weblog desolato.

Due

Agosto 21, 2006

Due è il numero degli spioventi che fanno un buon tetto; due è il numero delle mie braccia. Perché invece di fermarsi all’amore per l’altro, non andare oltre? Ovvero arrivare ad amare in due il risultato delle proprie azioni? Riuscire a “coprire” con le intenzioni, le volontà e la responsabilità – in sintonia -, quello che con le nostre azioni facciamo emergere? Voglio dire, perché invece di fermarsi ad amare un’altra persona, non spingersi ad amare insieme, in due, un/il “domani”, un/il “possibile”, un/il “progetto”, un/il “desideriamo”? Tradotto: perché se mi è difficile amarti, mi è ancora più difficile amare insieme a/con te? Perché se ciò è difficile in una coppia, diventa praticamente impensabile in altri contesti (lavoro, comunità, amicizia..)? La “norma” che cerca di costringere e motivare le persone a “coprire” ciascuna con i sui doveri e diritti, un qualcosa di pubblico interesse, è fallimentare. L’obbligo ad essere responsabili lascia delle fessure, più o meno grandi. Occorre probabilmente “amare” o quatomeno avere passione di quello che si va a coprire, perché un tetto con le infiltrazioni devasta la casa. Occorrerebbe essere una buona orchestra; rendersi conto di suonare in molte orchestre. Oppure (almeno questo), meditare sulle fessure.

Pseudosociologiadellafamiglia

Agosto 21, 2006

Quella che – secondo l’opinione generale – è chiamata “famiglia”, svolge funzioni diverse nella società. Per dirne qualcuna: è il contesto nel quale si sviluppa il cosiddetto amore per l’altro; è l’ambito nel quale la coppia esprime la propria sessualità; è un posto dove si incontrano il maschile ed il femminile; è il contesto nel quale è concepita la nuova vita; la moglie porta a compimento la gestazione della nuova vita; è il luogo dove si esplica la genitorialità nei suoi diversi aspetti (amore paterno e materno per i figli; relazione educativa con i figli..); è il contesto della sperimentazione del gruppo; si sperimenta la dimensione della fratellanza; è una opportunità di convivenza solidaristica; è uno spazio di intimità rispetto al resto della società; è uno spazio per l’economizzazione delle risorse (umane, finanziarie, materiali) e delle energie; e così via. Di fatto la storia e la cronaca segnalano che queste funzioni, non necessariamente trovano una esplicazione all’interno del contesto familiare. Che insomma non è la norma che gli individui diano risposta ai bisogni sottesi a queste funzioni, all’interno di una o la medesima “famiglia”. Gli esempi non mancano: in famiglia si sviluppa anche odio, e violenza e patologia sociale; è anche luogo della prevaricazione; la sessualità è spesso spesa all’esterno della coppia coniugale; esistono le unioni di fatto omosessuali; non sempre le coppie hanno figli ne necessariamente i figli sono del coniuge; le nuove tecnologie consentono di “utilizzare” uteri altri dove sviluppare la vita; non sempre avere un figlio significa saper curare e favorire uno sviluppo affettivo e cognitivo adeguato; esiste la adozione e l’affido temporaneo dove i figli non sono di chi esercita la potesta genitoriale; talvolta la famiglia è il luogo della frammentazione e della assenza di solidarietà economica, umana; e via di seguito. Quindi perché non cambiare prospettiva? Perché non dare atto che la “famiglia” intesa come luogo “normale” (dove ideale e maggioranza della casistica coincidono) nel quale vengono (o devono essere) esplicate tutte queste funzioni, non esiste? Che, insomma, la famiglia non è la norma? Perché, invece non riconoscere che – in luogo del contesto “unico” – è la qualità del modo in cui si risponde ai bisogni sottesi alle funzioni che conta? Che, quindi, invece di tutelare la famiglia, come modello ideale, è preferibile tutelare le opportunità che favoriscono una risposta qualitativa a quelle funzioni? La norma, allora, sarebbe la capacità di dare risposte adeguate a bisogni e non tanto l’aderenza ad un modello inesistente. Domanda: se così fosse, ovvero se fosse possibile riconoscere (normativamente e culturalmente) contesti diversi e soggettività diverse che possono dare risposte adeguate ai bisogni, molte conflittualità e disagi che discendono dalla mancata aderenza ad un modello, potrebbero diminuire radicalmente?

Ma che ho fatto di male

Agosto 16, 2006

Agosto. Posto di lavoro. Ufficio pubblico in giorno di ricevimento. Fuori piove.
Collega, mette la faccia dentro la mia stanza: Volevo avvisarti che la signora X ha chiesto se poteva prendere in prestito l’ombrello giallo. Non ho avuto il coraggio di dirle di no.
Io: E’ il mio ombrello!
Collega: Lo so, ma ha detto che tra qualche giorno lo riporta.
Io: Almeno potevi chiedermelo!
Collega: Eh, c’era la porta chiusa. Avevi dentro una persona. Non volevo disturbare.
Io: Ma e’ il mio unico ombrello! Cazzo, fuori piove!
Collega: Ah…, beh ti presterò il mio.

Antipoesia

Agosto 14, 2006

Restano
vuote,
come calco
vuoto,
le parole.

E sole.

Dissolti,
il poeta
e il per cui.

Cose

Agosto 11, 2006

Il mondo è un parlante parlato da colui che ascolta.

Hyde

Agosto 9, 2006

Quali sono le condizioni grazie alle quali una persona diventa bastarda dentro?

Sconfitto

Agosto 9, 2006

Un torneo si può perdere anche per non aver contato le vittorie.